Il guzheng: una voce antica tra memoria e trasformazione 

Ilenia Fu

Con l’intervista alla musicista Ilenia Fu, pubblicata sul nostro profilo Instagram, inauguriamo una nuova rubrica dedicata agli strumenti della tradizione musicale cinese. Ogni strumento racconta una storia che attraversa secoli, dinastie e trasformazioni culturali. Il primo protagonista di questo viaggio non può che essere il guzheng 古筝, uno degli strumenti più iconici e rappresentativi della musica cinese. 

Appartenente alla famiglia delle cetre a tavola, il guzheng si inserisce in una più ampia tradizione di strumenti a corde pizzicate che comprende anche il qin 琴, o guqin 古琴, a sette corde, tradizionalmente associato al raffinato mondo dell’aristocrazia imperiale e alla formazione dei letterati di corte. In questo panorama musicale, il guzheng ha sviluppato una propria identità, distinguendosi per versatilità espressiva e ampia diffusione, attraversando nei secoli contesti popolari e colti fino alla scena contemporanea.
Elegante, evocativo, profondamente legato all’immaginario culturale della Cina, il guzheng è oggi anche uno strumento sorprendentemente attuale, capace di dialogare con sonorità globali. 

Un’origine tra storia e immaginazione 

Il guzheng è uno degli strumenti più antichi della tradizione cinese. Le testimonianze archeologiche e le fonti storiche permettono di collocarne le origini almeno tra il Periodo delle Primavere e Autunni e quello degli Stati Combattenti (770 al 221 a.C), quindi oltre duemilacinquecento anni fa. Il suo nome richiama questa lunga storia: zheng 筝 designa una famiglia di cetre diffuse nell’antica Cina, mentre il prefisso gu 古, “antico”, serve a distinguere la forma tradizionale dalle versioni più recenti. Nella sua configurazione attuale, il guzheng rappresenta l’esito di un’evoluzione secolare, sviluppatasi a partire da strumenti affini come il se 瑟  , da cui ha progressivamente acquisito una fisionomia autonoma. 

Disegno di musicisti all’interno di un modello in bronzo di una casa proveniente dalla Tomba 306, Shaoxing, provincia dello Zhejiang. V secolo a.C.(da Music in the Age of Confucius

Già in questa fase lo strumento appare come una presenza significativa nelle pratiche musicali delle regioni settentrionali della Cina. In particolare, alcune fonti collocano lo sviluppo iniziale dello strumento nell’area dell’antico stato di Qin. 
Questa dimensione quasi “originaria” del suono trova un riflesso anche nelle esperienze individuali di chi si avvicina allo strumento. Come racconta Ilenia Fu, il suo primo incontro con il guzheng risale all’infanzia, quando, appena sfiorate le corde, rimase immediatamente colpita dal suono dello strumento.  
Accanto alla ricostruzione storica, sopravvive una dimensione narrativa fatta di leggende e racconti simbolici. Una tradizione attribuisce l’invenzione dello zheng a Hou Kui, figura mitica incaricata di educare il popolo attraverso la musica. In questa prospettiva, lo strumento non nasce semplicemente come mezzo espressivo, ma come strumento capace di armonizzare la società, di creare ordine e di avvicinare gli esseri umani a una dimensione più equilibrata.  

Un’altra storia, tra le più note della cultura musicale cinese, è quella dell’amicizia tra Yu Boya, alto funzionario, e Zhong Ziqi, semplice taglialegna. Si racconta che Boya, musicista, suonasse la sua cetra a lungo senza essere compreso, fino a quando incontrò Ziqi, l’unico capace di cogliere il senso profondo della sua musica e di descrivere con precisione le immagini di “alte montagne” e “acque correnti” che essa evocava. Quando Ziqi morì, Boya smise di suonare, convinto che nessun altro avrebbe potuto comprenderlo. Dopo un’ultima esecuzione, compì un gesto estremo, divenuto simbolo di devozione: distrusse il suo strumento tagliandone le corde, giurando di non suonare mai più. Senza il suo zhiyin 知音— “colui che comprende il suono” — non esisteva più nessuno al mondo degno di ascoltare la sua musica. Il brano Liu Shui 流水, “Acque correnti”, tradizionalmente associato a questa storia, è considerato uno dei capolavori della musica cinese ed è tuttora eseguito nei repertori contemporanei. Tra i pezzi più celebri del repertorio per guqin, fu scelto anche dalla NASA nel 1972 per la sonda Voyager, come una delle registrazioni destinate a rappresentare i suoni della Terra. La sua prima tablatura compare nel 1425 all’interno dello Shenqi Mipu 神奇秘谱 (“Partiture misteriose”), attribuito allo studioso Zhu Quan. 

Statua di Yu Boya e Zhong Ziqi, area di Hanyang (Wuhan, provincia di Hubei). 

La locuzione “alte montagne e acque correnti” 高山流水 è poi entrata nel linguaggio comune come espressione idiomatica, simbolo di un’intesa profonda e rara, così come il termine zhiyin, nato da questa leggenda, indica, ancora oggi, chi è capace di comprendere veramente l’altro. Pur essendo legata in particolare al guqin, questa storia riflette un’idea condivisa da tutta la tradizione degli strumenti a corde pizzicate, tra cui il guzheng: la musica esiste pienamente solo quando trova qualcuno in grado di ascoltarla davvero.

Dalle corti imperiali alla diffusione sociale 

Nel corso delle dinastie Qin (221–206 a.C.) e Han (206 a.C.–220 d.C.), il guzheng conosce una fase significativa di sviluppo e diffusione. Le fonti indicano una presenza ampia sia nei contesti rituali sia negli ambienti di corte, dove la musica assumeva anche funzioni rappresentative e cerimoniali. Lo strumento accompagnava momenti della vita sociale, come banchetti, festività e rituali, ma era utilizzato anche in contesti più informali, contribuendo a collegare dimensione ufficiale e pratica quotidiana. È proprio in questo periodo che il guzheng viene progressivamente associato a un ideale di raffinatezza ed espressività. Alcuni autori arrivano a definirlo “maestro della musica”, sottolineandone il ruolo centrale tra gli strumenti tradizionali e la sua capacità di unire raffinatezza tecnica ed espressività. Con la dinastia Tang (618–907 d.C.) si entra in una fase di straordinaria fioritura culturale. La musica diventa uno spazio di incontro tra tradizioni diverse, favorito dall’intensificarsi degli scambi culturali. Il guzheng è presente nelle istituzioni musicali di corte, celebrato nella poesia e coinvolto negli scambi con altri paesi dell’Asia orientale. La sua influenza è visibile nello sviluppo di strumenti affini come il koto giapponese e il gayageum coreano, segno di una circolazione musicale già molto attiva. Durante le dinastie Song (960–1279) e Yuan (1271–1368), la crescita urbana e lo sviluppo dell’intrattenimento pubblico favoriscono una più ampia diffusione della musica. Il guzheng si afferma come strumento capace di esprimere sensibilità individuali, accompagnando forme narrative, teatrali e musicali destinate a un pubblico sempre più vasto, rafforzando la sua presenza nella vita sociale e culturale. 

Four Accomplishments (四藝圖), attribuito a Wang Ning (王凝), dinastia Qing (1644–1912), Art Institute of Chicago (1943.1157). Inchiostro e colore su seta. L’opera riflette l’importanza della musica nella cultura delle élite e la diffusione di strumenti a corda pizzicata, antenati del guzheng, nei contesti aristocratici. (da Scroll Paintings – University of Chicago)

Un linguaggio sonoro in continua evoluzione 

Nel corso dei secoli anche la struttura dello strumento si trasforma. Secondo alcune fonti, le prime forme di zheng erano costituite da cinque corde, in relazione alla scala pentatonica tradizionale; nel tempo si passa progressivamente a configurazioni più complesse, fino alle ventuno corde che caratterizzano il guzheng contemporaneo tradizionale.  La sua cassa armonica, tradizionalmente realizzata in legno di paulownia (wutong), e la presenza di ponticelli mobili per ciascuna corda che l’esecutore può regolare per  modificare l’intonazione, contribuiscono a definire un suono ricco e modulabile, caratteristico dello strumento. Nel corso del tempo, i materiali delle corde hanno subito trasformazioni significative: dalle corde in seta utilizzate in epoca antica si è passati progressivamente a fili metallici e, in epoca contemporanea, a corde rivestite in nylon, più resistenti e adatte a una maggiore proiezione sonora. Questo sviluppo non è solo tecnico, ma riflette una crescente esigenza di estendere le possibilità espressive.  

Dal punto di vista musicale, il guzheng si basa tradizionalmente su una scala pentatonica, composta da cinque suoni fondamentali. Questa struttura, tipica della musica cinese, contribuisce a creare un senso di equilibrio e armonia ed è alla base delle sonorità evocative dello strumento. Si suona orizzontalmente, utilizzando unghie artificiali (plettri). Nelle epoche antiche, la tecnica esecutiva prevedeva anche l’uso di un bastoncino percuotente, che distingueva questo strumento da altre cetre. Mentre la mano destra pizzica le corde a destra dei ponticelli, la mano sinistra esercita pressione o vibrazione sulla sezione sinistra delle corde, introducendo sfumature microtonali e producendo glissandi, vibrati e alterazioni che arricchiscono ulteriormente il linguaggio musicale.  

Questo aspetto permette di ottenere una gamma di sfumature estremamente ricca, capace di avvicinare il suono a una dimensione quasi vocale. Non si tratta solo di produrre note, ma di modellarle, trasformarle, farle vibrare nel tempo. Questa ricchezza espressiva richiede un lavoro costante e rigoroso. Come sottolinea Ilenia Fu, imparare a suonare il guzheng non è particolarmente difficile all’inizio, ma raggiungere una buona qualità esecutiva richiede tempo, esercizio quotidiano e un lungo processo di accumulo.

dettaglio mani

Il guzheng nella contemporaneità: tra radici e apertura 

Se la lunga storia del guzheng potrebbe far pensare a uno strumento legato esclusivamente al passato, la realtà contemporanea racconta qualcosa di diverso. A partire dalla seconda metà del Novecento, e in modo ancora più evidente dagli anni Novanta, il guzheng entra in una fase di intensa trasformazione. Nuovi repertori, nuove tecniche e nuove modalità di esecuzione ampliano il suo campo d’azione. In questo periodo si definiscono anche le caratteristiche dello strumento moderno: come già detto, la standardizzazione del modello a ventuno corde e l’introduzione di nuovi materiali permettono al guzheng di eseguire scale e sonorità che in passato non erano possibili, rendendolo più versatile e aprendo la strada al suo uso nei contesti musicali contemporanei.

Con la globalizzazione e l’intensificarsi degli scambi culturali, il guzheng diventa protagonista di esperienze di contaminazione musicale. Il dialogo con strumenti occidentali, così come l’incontro con generi diversi – dal jazz al pop, fino alla musica elettronica – non rappresenta una rottura con la tradizione, ma una sua evoluzione. Questa apertura si riflette nelle pratiche musicali contemporanee. Nei suoi concerti, Ilenia Fu alterna repertori diversi, che includono sia brani tradizionaIi, sia adattamenti di musica moderna e sudamericana, spesso realizzati insieme ad altri musicisti (Ensemble DongXun 东巡 Passaggio ad Oriente, Ensemble du Sud). 

In alcune esperienze performative contemporanee, inoltre, il guzheng non è solo suono ma anche gesto e presenza scenica. Ne nasce un’esperienza estetica che coinvolge insieme dimensione visiva e sonora. In questo processo, tuttavia, emerge anche una tensione importante: quella tra apertura globale e mantenimento dell’identità culturale. Il guzheng, proprio perché profondamente radicato nella tradizione cinese, continua a trovare la propria forza nel preservare le sue caratteristiche estetiche e simboliche, anche mentre si trasforma e dialoga con altri linguaggi musicali. 
Le collaborazioni tra musicisti di formazione diversa generano nuovi spazi sonori, in cui il timbro del guzheng mantiene la propria identità ma si inserisce in contesti inediti. In questo senso, lo strumento si configura sempre più come un ponte culturale, capace di rendere percepibile la continuità tra passato e presente. 
Parallelamente, il guzheng ha assunto un ruolo sempre più centrale anche nella formazione musicale. Il suo insegnamento, oggi diffuso in scuole e istituzioni, si è progressivamente trasformato: da una trasmissione orale tradizionale si è passati a metodi didattici più strutturati, in grado di accompagnare l’evoluzione delle tecniche esecutive. Queste, pur mantenendo una solida base tradizionale, si sono arricchite e diversificate nel tempo per rispondere alle esigenze estetiche contemporanee. 

È proprio in questa prospettiva che si inserisce l’esperienza di musiciste come Ilenia Fu. Il suo lavoro, che affianca repertori tradizionali a progetti musicali contemporanei e interculturali, mostra come il guzheng possa abitare pienamente il presente senza perdere il legame con la propria storia. 

Una tradizione che continua a trasformarsi 

Osservare il percorso del guzheng significa, in fondo, osservare un tratto caratteristico della cultura cinese: la capacità di trasformarsi mantenendo una continuità profonda con il passato. E proprio in questa capacità di adattamento risiede la sua vitalità. Come osserva Ilenia Fu, il suono del guzheng è capace di creare una risonanza emotiva che va oltre le differenze culturali e linguistiche. 

Con questo primo articolo si apre un percorso che proseguirà nei prossimi mesi, dedicato ad altri strumenti della tradizione musicale cinese. Ognuno di essi offrirà uno sguardo diverso su una cultura che, anche attraverso la musica, continua a raccontarsi e a reinventarsi.  

….e il guzheng, con la sua voce antica, resta uno dei suoi interpreti più eloquenti. 

Per approfondire: 

Kang, Yijie; Sh, Ariunaa, An Initial Exploration of the Historical Development and Origin of the Guzheng, 2024.  

Liu, Zihan, Cross-cultural Communication and Integration of Guzheng Music under the Perspective of Modern Music Culture.  

Zhang, Lei, Analysis of Guzheng Music Style Transformation Based on Generative Adversarial Networks, 2022.  

Cang, Jing, Exploring the Creation and Performance of Guzheng Music in the Multicultural Context, 2023.  

Wu, Nan, The Development of Guzheng Playing Technique and Its Application in Teaching, 2018.  

So, Jenny F., Music in the Age of Confucius, Smithsonian Institution Press, 2000.  

https://archive.org/details/musicinageofconf00soje

Scroll Paintings Project, University of Chicago: https://scrolls.uchicago.edu/view-scroll/185  

Intervista e materiali fotografici forniti da Ilenia Fu.

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