Dust in the wind

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DUST IN THE WIND (戀戀風塵)
Regista: Hou Hsiao-hsien (侯孝賢)
Anno: 1986
Paese: Repubblica di Cina (Taiwan)
Cast: Wang Chien-wen, Hsin Shu-fen, Li Tian-lu

Ah Yuan e Ah Yun, due giovani taiwanesi, lasciano il proprio paese per cercare lavoro a Taipei, dove riescono a farsi assumere in una stamperia, lui, e in una sartoria, lei. Il passaggio dalla campagna alla città è duro, a partire dalle ristrettezze economiche in cui versa la comunità di migranti a cui i due entrano a far parte. Al lavoro non mancano i maltrattamenti, e la città è un ambiente tutt’altro che ospitale che sembra costringere chi la abita a un certo cinismo. A fare da contraltare alle durezze di questa vita c’è l’intesa tra i due protagonisti, che nel sostegno reciproco saldano il loro legame, traghettandolo da un affetto infantile ad un amore più maturo; almeno finché Ah Yuan viene selezionato per la leva militare…

Il film si inserisce a pieno titolo in quello che è stato chiamato Taiwan New Cinema (台灣新電影), un fondamentale momento di passaggio dall’Healthy realism degli anni ‘60-‘70, estremamente fedele alle esigenze propagandistiche del regime, a linguaggi più aperti e vari: il realismo si fa meno impostato e la narrazione più distesa (anche attraverso l’uso di numerosi long take); si rompe con il divismo, impiegando attori meno conosciuti, e soprattutto, in corrispondenza con l’allentamento dei vincoli di propaganda, si parlano lingue e dialetti diversi dal mandarino, in particolare l’hokkien.

Dust in the wind è, in fondo, una storia semplice, raccontata però con la profondità necessaria a restituire qualcosa di complesso come la migrazione, da un lato, e l’innamoramento giovanile, dall’altro. In entrambi si avverte la tensione dei protagonisti, giovanissimi, verso qualcosa che diventa oggetto di ardenti aspettative ma che, proprio per questo, è anche in grado di ferire in modo indelebile. Le dure condizioni materiali imposte dalla città sono contrastate da un affetto delicatissimo, visibile non tanto nell’espressione fisica (in cui regna, al contrario, la più rigorosa pudicizia), quanto nella cura che Ah Yuan e Ah Yun hanno l’uno verso l’altro e che diventa, nel corso della storia, sinceramente commovente.

Sullo sfondo c’è la realtà politica ed economica di Taiwan, che in molti casi esonda dalla cornice fino a farsi protagonista della scena, ma mai in modo didascalico o letterale: così è, per esempio, per le agitazioni sindacali dei minatori del villaggio; oppure per lo scorcio sui rapporti internazionali, visti attraverso lo sguardo terrorizzato di una famiglia di pescatori della Repubblica Popolare naufragata in territorio taiwanese; la stessa migrazione campagna-città è stata per Taiwan, come per tanti altri Paesi, uno degli sconvolgimenti più grandi della seconda metà del ventesimo secolo. Hou Hsiao-hsien dirige dunque un film che è, chiaramente, anche un film sulla storia di Taiwan, ma lo fa con una voce adeguata a raccontare le vicende e gli affetti delle persone che hanno vissuto dentro e oltre quella storia.

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