Lao She, I due Ma, è padre e figlio

L’autore
Lao She (老舍), pseudonimo di Shu Qingchun (舒庆春), nacque nel 1899 in una famiglia mancese di Pechino. Dopo aver insegnato in diverse scuole, nel 1924 si trasferì a Londra, dove lavorò fino al 1929 come lettore di cinese alla School of Oriental and African Studies (SOAS); quest’esperienza fu alla base della stesura de I due Ma, padre e figlio (二马) nel 1929. In seguito tornò in Cina e divenne il leader dell’‘Associazione nazionale cinese di resistenza degli scrittori e degli artisti’ (中华全国文艺界抗敌协会), nata nel contesto dell’invasione giapponese. Tra il 1946 e il 1949 visse negli Stati Uniti, per poi ritornare in Cina dopo la fondazione della Repubblica Popolare, dove ricoprì vari incarichi culturali e fu deputato per la minoranza mancese nell’Assemblea Nazionale del Popolo. Preso di mira come ‘controrivoluzionario’ e umiliato pubblicamente nei primi mesi della Rivoluzione Culturale, si tolse la vita nell’agosto del 1966; la sua memoria fu riabilitata ufficialmente solo nel 1978. Oltre a I due Ma, padre e figlio, le sue opere più note sono La città dei gatti (猫城记, 1933) e Il ragazzo del risciò (骆驼祥子, 1937).
Il libro
La storia de I due Ma, padre e figlio si apre su un personaggio, il giovane Ma Wei, nel momento in cui questi prende la decisione di lasciare la città in cui abita, Londra. Dopo questa prima e breve parte siamo riportati con un flashback all’inizio dell’intera vicenda di Ma Wei e delle persone intorno a lui.
Ma Zeren e Ma Wei, padre vedovo e figlio, arrivano dalla Cina nella Londra degli anni Venti, per rilevare un negozio di antiquariato cinese lasciato al signor Ma dal fratello morto. I due personaggi sono presentati fin da subito, esplicitamente, come due estremi opposti della società cinese dell’epoca: da una parte un padre tradizionalista, legato alla vecchia aspirazione di una carriera da funzionario statale come unica prospettiva accettabile, e comicamente incapace di comprendere la realtà moderna; dall’altra un giovane irrequieto, incline ad aderire alle parole d’ordine dei nuovi movimenti di massa che stanno prendendo forza in Cina. I due Ma incarnano, infatti, due risposte della società cinese alla condizione di sottomissione semicoloniale e arretratezza economica in cui versa la Cina; in diversi passaggi, il punto di vista del narratore sembra slegarsi dai personaggi e fa emergere evidentemente la voce di Lao She stesso, che si interroga con toni enfatici su come risollevare le sorti del suo Paese.
Tutta la trama si gioca, poi, sull’incontro tra i due cinesi e la società inglese dell’epoca: chi in un modo, chi in un altro, i londinesi che ci vengono presentati esprimono una proiezione sulla Cina e i suoi abitanti non solo distorta, ma anche chiaramente funzionale al mantenimento di rapporti asimmetrici tra un Paese e l’altro, nella classica ottica della civilizzazione dei popoli “barbari”. Così il reverendo Evans, che ha incoraggiato i Ma a trasferirsi a Londra, «pregava perché la Cina venisse al più presto annessa all’Impero Britannico; […] mai potranno assurgere al paradiso, quegli esseri dal muso giallo e i capelli neri, se non ci penseranno gli inglesi». In un’altra scena, la signorina Wendell blocca la madre in procinto di bere il tè del signor Ma perché «come il musulmano evita la carne di porco, si sa che il cinese avvelena il prossimo». Alle idee più grossolane dà voce Alexander, cognato volgare e arrogante del reverendo Evans, che, con la scusa di essere vissuto personalmente in Cina, si permette di confermare i più offensivi stereotipi sul popolo cinese. Al tempo stesso Ma padre, a sua volta, fatica a capire gli inglesi e le loro abitudini; incapace di muoversi in una città con tanto traffico, gli riesce persino difficile uscire di casa.
Questa storia di difficile migrazione si snoda lungo due linee principali. Da una parte c’è il negozio di antiquariato, che il signor Ma è assolutamente incapace di gestire e che viene dunque portato avanti da Ma Wei e Li Zirong, un giovane commesso di grande intelligenza pratica, capace di muoversi con agilità in una Londra pur così respingente. Dall’altra si sviluppano, in contemporanea, le storie sentimentali dei due Ma: Ma Zeren e Ma Wei si innamorano rispettivamente della signora Wendell, la padrona di casa, e della figlia Mary; nel frattempo compare Catherine, la figlia del reverendo Evans, che si avvicina a Ma Wei e gli fa capire che in mezzo a tanti stereotipi c’è pur qualcuno, in Inghilterra, che tenta di vedere al di là di essi…
Cosa ne pensa il nostro gruppo di lettura?
Il romanzo ha riscosso un grande successo nel nostro gruppo di lettura. Innanzitutto, è stato molto apprezzato l’umorismo che scaturisce dal modo in cui i personaggi si muovono nella storia. Il signor Ma, in particolare, è una sorta di barzelletta vivente: con i suoi schemi mentali assolutamente inadatti alla modernità, risulta goffo in ogni sua mossa, ed esilarante è anche la continua contraddizione tra la sua percezione di sé come gentiluomo della Cina più raffinata, da un lato, e, dall’altro, la realtà intorno a lui, che non gli tributa neanche una minima parte del rispetto che lui si aspetterebbe. Anche altri personaggi sono costruiti in modo tale da generare continuamente situazioni umoristiche: così è ad esempio per la signora Wendell, con la sua incapacità di decidere se aderire agli stereotipi o seguire un certo spirito da bastian contrario che le è proprio, o il reverendo Evans, così convinto di sé nella sua missione evangelizzatrice ma sottomesso alla tirannia della moglie nell’ambiente domestico.
Il tema di riflessione cui si presta di più il romanzo, e che ha colto l’attenzione di tutti i partecipanti del gruppo, è quello dell’incontro culturale, e dell’esito ripugnante che esso può avere quando nasce sui presupposti del dominio politico e di un’idea suprematista del rapporto tra popoli. L’umorismo delle vicende non rende infatti meno impressionante la sequela di stereotipi e giudizi che vengono riversati dagli inglesi sulla Cina. Ma Zeren, Ma Wei e Li Zirong devono sentire ogni giorno cose sul loro stesso Paese che vanno dalla distorsione del vero alla più grossolana falsità; quel che è peggio, gli inglesi sembrano generalmente soddisfatti delle proprie impressioni sulla Cina, e lo spirito critico di Catherine sembra più unico che raro. Nel gruppo di lettura è emerso un disaccordo sulla somiglianza complessiva di questi stereotipi con quelli che circolano oggi intorno alla Cina; tuttavia è chiaro che diversi punti della riflessione di Lao She appaiono, a un secolo di distanza, di grande attualità. Per esempio, l’autore torna insistentemente sul ruolo dei mass media: se una persona ha visto solo cinesi infidi e violenti in tutti i prodotti culturali che ha incontrato, perché dovrebbe farsi un’idea diversa? Estremamente familiare è anche la giustificazione che Alexander adduce per poter giudicare l’intero popolo cinese: può permettersi di dire quel che vuole, perché lui in Cina c’è stato! E anche laddove compaiono personaggi che si mostrano affascinati dalla cultura cinese, non si tratta mai di una visione meno oggettificante e superficiale. Mentre dal 1929 a oggi le condizioni geopolitiche si sono completamente rivoluzionate (la Cina di oggi è in tutt’altra fase storica rispetto a quella di sottomissione e debolezza delle tirate di Lao She), dà amarezza constatare come l’immagine generale che in occidente si ha della Cina e dei cinesi sia cambiata così poco.
L’aspetto che è stato meno apprezzato, invece, è stata l’impostazione ‘didattica’ dell’autore: in diversi passaggi, soprattutto quelli meno umoristici, emerge chiaramente l’intenzione di Lao She di fare del libro un viatico della sua visione di come dovrebbe comportarsi la gioventù cinese per risollevare la propria nazione. Questa insistenza può potenzialmente portare una certa distanza tra il testo e il lettore di oggi. Va tuttavia sottolineato che, nonostante i personaggi vengano spesso usati come dei ‘tipi’ rappresentativi di atteggiamenti su cui l’autore posa il suo giudizio, questa funzione prototipica non sembra renderli delle ‘macchiette’ tout court, ma essi mantengono al contrario una forte vitalità al di là del proprio ruolo.
Nell’ultima parte del romanzo si succedono rapidamente degli sconvolgimenti sia sul piano sentimentale, sia nelle sorti del negozio di antiquariato. Il signor Ma e la signora Wendell sono sul punto di sposarsi, ma lei si sottrae all’ultimo. Nonostante abbia superato molti pregiudizi nei confronti dei cinesi, rimane il fatto che un’unione di questo tipo genererebbe tanto dei problemi pratici, quanto il severo giudizio della società che li circonda: benché senza toni tragici, nel finale si riconfermano tutti i nodi della comunicazione interculturale che sembravano starsi sciogliendo. Ma Wei, da parte sua, tenta il tutto e per tutto con Mary in un momento di fragilità di lei, per trovarsi definitivamente respinto, mentre Catherine esce di scena. Negli ultimi capitoli del libro, il negozio di antiquariato diventa bersaglio di una faida: venutosi a sapere che Ma Zeren sta partecipando alla realizzazione di un film umiliante nei confronti dei cinesi, una parte della comunità cinese di Londra si mobilita per distruggere il negozio; solo le capacità di Li Zirong riescono ad evitare il peggio. Il signor Ma, sconvolto, decide di liquidare il negozio, finendo per litigare con Ma Wei. Nelle ultime pagine, che si ricollegano finalmente all’incipit, vediamo Ma Wei (di cui ora comprendiamo ex post le ragioni) accingersi a lasciare Londra.
Nel finale si vede dunque una conflittualità interna alla comunità cinese di Londra, in particolare fanno una fugace comparsa gli operai dell’East End; è interessante che questi ultimi fatti, scaturiti dalla realizzazione dell’ennesimo prodotto culturale anti-cinese, vedano uno svolgimento drammatico di quel tema della responsabilità dei media che è anticipato tante volte nel libro.
Infine, alcuni partecipanti del gruppo di lettura hanno notato che, nelle vicende sentimentali, si compie un’inversione tra i due protagonisti: secondo questa interpretazione, mentre all’inizio Ma Wei sembra essere il personaggio più attivo e riflessivo, alla fine le sue scelte non riflettono un cambiamento particolarmente complesso; sono invece Ma Zeren e la signora Wendell che, pure nell’amarezza del finale, tentano effettivamente di affrontare gli ostacoli che trovano davanti a sé per provare a realizzarsi.
